Improvvisamente il giubilo.
E' tremendo il giubilo.
Una voce esce proprio perchè non ha parole.
E così mia moglie si chiede retoricamente quanto mi ama per affermare che è tanto.
Tanto che mi ama.
Un tempo qualitativo.
Così tanto da diventare quantitativo : direi quantico.
Fine onda (nel senso finale della leggerezza : forte eleganza in movimento).
Io rispondo di più.
Con stile.
Lei risponde di più.
Con stile.
Di più.
E' evidente.
Poi arriviamo alle prove concettuali di quello che stiamo affermando.
Le prove emotive sono incontestabili.
Possiamo giocare con le idee.
Allora lei mi dice che mi ama di più perchè è così.
E' così.
E' talmente così che non ha parole.
Ma voce, tanta voce.
Io le dico che sono come il nano sulle spalle del gigante.
La amo di più perchè sommo -unisco è l'effetto- il suo amore al mio.
In un unico sentimento.
Unico: che può essere anche originale.
Lei è colpita.
Ma poco dopo mi annienta con la dichiarazione che ogni amante vorrebbe sentirsi dire.
Con te sono riuscita ad amarmi di più.
Mi amo tantissimo.
Tu mi perdoni tutto.
L'occhio della mente si s-posa con un velo liquido.
L'occhio della mente osserva anche Keith, l'invidia del pene e il complesso di evirazione.
Uno spettacolo.
Chi parla di mancanza, nel terzo caso, afferma il luogo della mancanza.
Mentre io vedo il luogo dell'attesa.
Densissima.
Cioè, il pieno di creatività.
Mi chiedo allora se la musica è femminile o maschile.
Non so rispondere.
Lunedì al San Carlo c'era chi faceva le pulizie.
Due tipi.
Pulizia del portafoglio.
E pulizia intima, quella commozione di luce.
Quando dico che la musica è la luce del buio, intendo questo.
Ma è soprattutto la forma di allenamento che mi interessa.
Prediligo dunque l'ascesi della visione, hehe.
Perchè l'occhio della mente, l'unico organo con il mantello dell'invisibilità, è anche l'unico a non avere le vertigini.
Anzi.
L'occhio della mente si culla sull'abisso.
La culla è il velo liquido.
Il velo liquido sta pure in verticale ma preferisce l'orizzontale.
Preferisce cioè stare sospeso sul peso ritmico.
Come ogni pensiero può essere allenato.
A vedersi.
Cioè a scoprire l'immagine del movimento.
Così la musica realizza i colori interiori.
Certo che è meglio allenare un'immagine statica.
In partenza.
E sperimentare quanto sia più comodo avere il grande schermo non davanti alla radice del naso, in mezzo agli occhi, ma appoggiato sui polmoni del cuore.
Poco sotto la trachea.
Iniziare dal bianco latte.
Sbiancando le macchie.
Fermare l'immagine del bianco latte.
Un velo di latte.
Prima a temperatura ambiente.
Poi a temperatura ritmata.
Mobile.
Come un latte che inizia a bollire.
Spengere la fiamma e accenderla.
Vivere la corrispondenza fra fiamma e movimento.
Poi modellare.
Far emergere la pinna di uno squalo.
Dello stesso colore.
Il velo liquido assume la forma.
Del controllo.
L'occhio della mente scolpisce.
Il proprio ritmo.
Poi si passa alla musica.
Per iniziare si può prendere (Jarret).
Quello in compagnia, dotato di semi.
Vanno benissimo quindi gli standard contenuti nell'ultimo cd , Yesterdays.
Yesterdays registrato anni fa in Giappone ti fa vedere l'anima dei pezzi...il vero standard... la struttura classica, ulteriormente scomponibile.
Se poi qualcuno (memore della serata) volesse chiudere gli occhi sul pianista e aprirli sulla musica (solo dopo aver visto bene il prezzo del biglietto) ne avrà l'occasione.
A me piace farlo in macchina.
Con lo stereo della macchina.
In viaggio.
Due occhi.
Due viste.
Per farla breve.
Sul velo di latte far girare una pinna di squalo.
Poi far saltare un delfino.
Dopo secchiate di colore alla Pollock .
Le linee melodiche verranno da sotto come quelle armoniche.
Le prime in successione anche anticipata, le seconde come incursioni instantanee.
Il piatto della batteria farà vibrare il neologismo di tutti i colori.
sciafthink
Le forSe dell'ordine letterario
Se mi ascolto, parlo.
Silenziosamente.
Le parole.
Forse.
Hanno il tempo di chi le pronuncia.
Una relazione condizionale.
Forse le parole per l'interiorità sono l'essere originario.
E sono numerosamente simili.
Mitiche.
E forse le parole per la creazione tecnica sono il fare successivo.
Dizionari in espansione.
Oggettuali.
Tuttavia -cosa- spinga alla creazione tecnica me lo spiega la parola per l'interiorità.
Niente di nuovo sotto il sole.
Oppure l'oggetto spiegherà se stesso.
Stronzo.
Cioè.
Se si prescinde dalla natura di chi parla.
Se conta soltanto quello che è stato detto.
Ha un ordine, per il pensiero, il futuro di chi legge ?
Leggere tutto quello che è stato scritto per poter rileggere quello che avresti voluto leggere.
Un desiderio impossibile da realizzare.
Però la domanda sul futuro del mondo o sul futuro della persona, rimane.
In altre parole.
La persona ha proprio bisogno di parole nuove ?
Se poi l'esperienza interiore è la stessa ?
Semmai non siamo affatto uguali.
E gli oggetti sono tempo sintetico, ugualmente da interpretare.
Forse quello che non si può dire è che l'ordine letterario sia una stabilità permanente.
Immodificabile.
Se non ho capito male nella realtà fisica, fisica, l'unica cosa immodificabile è il vuoto.
E non si può nemmeno attraversarlo il vuoto: non sarebbe tale.
Riempire il vuoto, hehe.
Come ordinare il nulla.
Si ordina semmai il rapporto storico.
Così le forze dell'ordine letterario, alla fine, sono le uniche in grado di ristabilire un ordine.
Così se vado pazzo per tutte le idee scaturite dal pensiero umano.
Vado pazzo per le condivisioni.
Cioè.
Vado pazzo per qualcosa che è già diviso.
Ma rimane insieme.
Prendiamo il date a Cesare quel che è di Cesare.
Sono parole pronunciate.
Parole interiori.
Lasciamo perdere da chi, in quale tempo e per quale tempo.
Tutti a dire che in quelle parole c'è simmetria.
A questo il mondo, a quello l'Altro.
Poi uno pensa che quello vuole il corpo, l'anima e la volontà.
Tutto.
Mentre a questo resta il desiderio di possesso.
La moneta.
Resta il possesso di quello che non c'è.
Il vuoto.
Interiore.
Allora leggere tutto quello che è stato scritto per poter rileggere quello che avresti voluto leggere è o non è un desiderio pratico ?
All'inizio, in principio, forSe era possibile.
Il primo alfabeta sicuramente si sarà chiesto se era solo...
E questa tensione consapevole, questo piacere quotidiano, avrà inebriato il suo lavoro onirico.
C'è chi dice che siamo i sogni di Dio...
E ripensando a un conoscente in fase di tribolazione economica.
Ripensando al fatto, al fare, che per accumulare soldi con i soldi (la moneta) si è perso i risparmi di quelli che gli avevano dato fiducia...
Ripensandoci.
Ora sogna i serpenti.
Si sente un verme.
Sogna i serpenti...
Forse, gli ho detto, hai soltanto bisogno di non cadere.
Un'altra volta.
Stai gattonando come un bambino appena rinato.
E' presto per camminare.
Non hai ancora la gamba per misurare il passo.
Ora forse il tuo desiderio è aspettare.
Capire la differenza fra attesa e vuoto.
Come di converso il mio era quello di non scrivere.
Da solo.
Al'inizio.
E forse ho ricevuto un dono.
S
Discernimento
Chiunque capisce le logiche emergenziali.
La carta bianca.
Quanto poco ci sia da discutere quando ti scappa, l'emergenza.
Sappiamo che perfino la terra si muove.
Una forza immane cova.
L'eccezione alla regola.
Chiunque capisce che c'è bisogno di agire, di decidere, per il bene comune.
E' una logica eccezionale.
Tanto eccezionale da respingere, come un incubo, lo stato permanente di eccezione.
A meno che, questo piglio decisionale, non prefiguri un precedente.
Un metodo.
Il Grande Evento della Trattativa Privata.
Mi spiego.
L'imponderabile capriccio della natura, quando l'uomo non ci mette del suo con opere od omissioni, costringe qualsiasi amministrazione pubblica a gestire l'emergenza con strumenti di emergenza.
E' inevitabile.
La Protezione Civile ha questo compito primario e tutti siamo in grado di capire quanto sia prioritario garantire l'incolumità pubblica e i bisogni impellenti generati da una tragedia.
Quindi a estreme domande, discrezionali risposte.
Detto questo, tuttavia, possiamo e dobbiamo, specialmente oggi, collocare l'emergenza nel nuovo contesto digitale.
Nella nuova velocità di comunicazione che è pazzesca e impensabile se raffrontata ai tempi della candela vergine o della ceralacca.
Oggi con questa interconnessione possiamo essere tempestivi, trasparenti ed efficaci, e raggiungere il miglior rapporto economico fra costi e benefici.
Possiamo fare realmente delle gare (tenendo in conto qualità e affidabilità) in tempi strettissimi.
Dando soddisfazione e conoscenza a tutta la cittadinanza , corrispondendo imparzialità e buona amministrazione.
Questo è dunque lo scenario effettivo e potenziale.
Ciò detto in questi anni oltre alla finanza creativa e al decisionismo de-istituzionale è stato "perfezionato" anche il Grande Evento.
Cioè una manifestazione annunciata per tempo, dove persone e cose che devono essere organizzati con cura, acquisiscono lo status in deroga.
In deroga: come fossero una calamità naturale.
Con lo status di Grande Evento, in sostanza, si può fare quello che ci pare.
Per esempio.
La firma a Roma del nuovo Trattato Europeo sull'allargamento dell'Unione Europea (quello con le sceneggiature di cartapesta) ha avuto la corsia privilegiata e nonostante fosse doveroso e opportuno fare gare europee proprio in quella occasione (per la forza simbolica di questo evento) tutto è stato appaltato ad minchia.
Insomma per quella firma si è speso fertilizzando l'orticello.
Oltre la soglia comunitaria.
Il nuovo Codice inoltre non ha abrogato le norme sull'affidamento diretto e l'ultimo DPCM 22/10/2004 consente al grande evento, spesso per la mancata pubblicazione del rendiconto, di trasformarsi potenzialmente in grande arbitrio.
L'approvazione del Codice è avvenuta nel Consiglio dei Ministri del 23/3/06 ( vedi comunicato stampa del governo) in meno di un'ora.
Cioè 51 minuti in più della cosiddetta manovra d'estate (D.L. 112/08).
Cioè in un'ora è stato esaminato, analizzato, approfondito, discusso e forse integrato (non dico emendato) un documento enorme.
Nessuno che abbia detto : noi trasportiamo 80 articoli in questa foresta.
L'emozione del deserto annullata dalla sensazionale pressione del capo, hehe.
Capisco tutto.
Ma non capisco come non si possa capire la differenza fra discrezionalità e arbitrio.
Dove soltanto uno è libero di farsi gli affari suoi.
E in nome della Patria.
Per giunta.
Fare effetto (senza causa)
E' il pesce d'aprile.
Oppure capita.
La bellezza dell'esistenza.
Cioè.
Fisicamente il tempo della percezione coincide sempre con la bellezza della cosa.
Quando c'è.
Mentalmente invece la scoperta della stessa (bellezza o cosa -e qui sta il dilemma-) diventa un'azione senza tempo.
Non verrà mai ma ci sarà sempre.
Ti pensa dove non sei, inconsciamente, perchè il cuore sa trovarmi proprio quando si nasconde.
Il cuore che sta oltre l'Io.
Ci sono amici, per esempio, che mi prendono in giro con un cuore empirico.
E quindi mi fanno toccare il culo dell'empirismo logico.
Altri che,seduttivamente, deducono.
Oppure, deduttivamente, seducono.
Con una lettera.
Quelli che amo di più, mi fanno effetto.
Siedono insieme al culo, senza una causa, mentre volano dappertutto.
Li senti mentre nel tempo orizzontale della melodia inseriscono un'improvvisa verticalità.
Armonie profonde, tramite timbro e intensità.
Per questi nodi ci vuole una ... amicizia, hehe.
Fare causa (senza effetto)
Dal secolo scorso, anni novanta, è vietato aggravare il procedimento.
Tutto questo blaterare sulla pubblica amministrazione.
Che ha già la soluzione.
Il buon senso.
Lo stretto necessario, l'indispensabile, il sano rapporto costi benefici.
Poi scopri che è malato il Legislatore.
Schizofrenico.
Si lamenta della burocrazia che sta creando.
Ci sono procedimenti che gridano nel deserto.
Appalti.
Alcune direttive di 80 articoli, in italia (meglio il partito degli europei che il partito degli italiani... hehe) -mi è venuta in mente anche la canzone- , sono state trasformate in tomi da 257 articoli con commi record da 34 e regolamenti d'attuazione altrettanto mostruosi.
In itinere.
Vedo il mercato della formazione, dell'editoria, del professionismo parassitario (quello si).
Non avere contenzioso in certi rami dell'evoluzione è un miracolo.
Puoi fare causa a un sistema come questo ?
Carta canta
Mi interessa qualsiasi fenomeno musicale.
Perchè quando c'è musica c'è vita.
E spesso (a livello di trasformazione) anche la morte canta la sua.
Ovviamente le campane di un genere mi suscitano preferenze.
Ma non disdegno mai.
La commercializzazione è un'altra cosa.
Non me ne curo.
Penso che il successo di una canzone sia l'insieme armonico e melodico di una storia.
Anche personale.
Se c'è l'eco di un vissuto, pensi.
Se c'è l'eco di una battaglia, combatti.
Se c'è l'eco di un'esperienza, ti chiedi come hai fatto a resistere.
Se c'è l'eco di una speranza, sogni.
Se c'è l'eco di un ritmo, balli.
Per quanto mi riguarda (dal genere floreale, sanremese o dir si voglia) segna-lo un brano da Fleurs 2.
Il primo.
L'ho messo per iscritto.
Se devo scegliermi un padre, scelgo Beppino.
Quando rincalzo di notte le belve, mi basta una carezza per capire che anche il corpo sa comunicare.
Se vieni a salutarmi nel sonno.
Ti accolgo con un sorriso appena accennato.
Cambio il respiro.
Divento profonda.
Il sentimento di un genitore è talmente banale.
Grato.
Che la protezione è reciproca.
Se ci aggiungi la dignità perfino la morte si inchina.
E la dignità sta nella volontà.
Non ci sono dubbi.
La mia prevede il sacrosanto diritto di morire da soli.
Come alcuni animali.
Ritirandosi.
Oppure scegliendo di non pesare su qualcuno che potrebbe assistere altri.
Per un tuo senso delle priorità.
E non solo per l'evidente esplosione demografica.
Ma perchè è così.
Lo hai deciso.
Hai deciso e non è una volontà presunta.
Esigi il rispetto di qualunque libertà.
Autodeterminata come la tua.
Voglio rimanere : bene.
Voglio andarmene : bene.
Quindi se c'è una persona che mi sento di ringraziare con tutto il mio essere, senza alcuna divisione (di fronte alla morte non è possibile dividersi...) questa persona è Beppino Englaro.
Corretta, leale, piena di cittadinanza.
Esempio.
Io credo a questo padre che si fa portavoce di un altra volontà.
Gli credo.
E trovo intollerabile che qualcuno lo offenda.
Tua figlia può partorire e tu la vuoi uccidere - questo, in sostanza, gli è stato detto -.
Tutto il percorso pubblico di questa vicenda, tutte le implicazioni, in vacca.
Eppure poter rifiutare l'accanimento terapeutico mi sembra il minimo.
Prevedere il testamento biologico, elementare.
Rispettare le forme d'amore altrui, doveroso.
Anche se fosse dalla parte del torto, se devo scegliermi un padre, scelgo Beppino.
Quanto al resto perfino Sun Tzu prevedeva altri bersagli per creare un diversivo.
Guardate popolo, vorrei esercitare il potere per il vostro bene, perfino contro i padri indegni.
Ma non me lo consentono...
Il mio è un potere buono, hehe.
Ovviamente tutte le altre posizioni contro l'uguaglianza, i diritti umani, il principio di legalità, tutte le precedenti alleanze sulla guerra, sono nei fatti.
Anche sulla Costituzione è chiarissimo.
Ignora che , nella nostra storia costituente, Bicameralismo ; Regioni ; Corte Costituzionale e Magistrature sono il frutto del pensiero giuridico liberal-democratico.
Ignora il dibattito fra chi privilegiava la rappresentanza e chi la governabilità (dopo un ventennio di governabilità uniforme).
Disconosce infine il diritto e l'azione di chi nei comportamenti cerca di armonizzare queste esigenze nell'equilibrio e nella divisione dei poteri.
Peccato.
Veramente peccato che il centrosinistra o centro-sinistra quella volta si sia comportato come una maggioranza qualsiasi, senza memoria.
Dare forma alla sostanza/1
The President ha giurato due volte.
All'inizio e alla fine.
Però sempre fedelmente, hehe.
Non era una frase fatta.
Dare forma alla sostanza/2
Le diagnosi mediche sono un concentrato di ricerca, sintesi ed esperienza.
Soprattutto esperienza simultanea.
Ogni sindrome ha un suo talento.
Io ho la sindrome armonica di F...er.
Fourier.
Socializzare l'utopia.
O, utopia, socializzare ?
Cioè.
Superare la famiglia trombandole tutte?
O ridursi soltanto alla questione economica?
Dareformallasostanza/3
Non ho il cellulare.
Non ho l'orologio.
Non sono su facebook.
Potrei tornare a potare le piante e le viti.
A un certo punto sulla rete mi sono accorto che non c'era tempo per seguire tutto e tutti attentamente.
Non è possibile, nemmeno aggregando.
Alcuni meravigliosi personaggi non potevano più essere approfonditi.
Nè andando a ritroso, né in avanti.
E scoprire questo limite, che cresce più della pazienza e della passione, porta a scegliere.
E scegliere ci divide .
Scegliere divide le unioni, hehe.
Ho pochissimi amici e moltissimi conoscenti.
Con l'amico più caro ci vediamo per l'ultimo dell'anno.
E se non avessimo da raccontarci ogni minimo particolare, non sarebbe la stessa cosa.
Dilatare la curiosità aspettando l'incontro.
Dopo un lavoro fitto di relazioni.
Di contatti e scazzi vari.
La solitudine della musica, il silenzio di una lettura, la carezza ai figli, sono come l'olio nuovo sul pane tostato.
La moglie è il vino.
Dare sostanza alla forma/1
Il ragno ruzzolante del deserto.
La natura ha inventato la ruota...
Grazie Rechenberg.
La potenza di un caccia aereo non spiegherà mai l'agilità stupefacente di un normale uccello.
Dare sostanza alla forma/2
Lucianina dixit.
Come si fa a credere a uno che propaganda il paradiso se poi nega l'olocausto?
Daresostanzaallaforma/3
Vedodanza-Vedovanza.
Diabolico-Divino.
La domanda che fonde forma e sostanza forse c'è.
Un personaggio può provare ammirazione per il proprio lettore ?
Divino-Diabolico
In altre parole, può avere lo stesso rapporto che (dio) ha con gli umani?
Insieme
Ci piace essere differenti.
Anche nella reciprocità.
Io le riconosco qualsiasi spazio perchè trovo miracoloso che lei voglia stare anche un solo secondo insieme a me.
Lei mi ammazzerebbe. (1)
Io sono competitivo a posteriori.
Lei a priori, hehe.
Però, praticamente, è lei che ci tiene insieme.
Anche se per un solo secondo.
Mortale.
Quindi lo esprimiamo così l'inesprimibile.
Io vorrei vederla volare su mille fiori perchè mi sento l'alveare.
Lei è l'ape regina.
Questa realtà mi tornava in mente, come uno scoglio paradossale per le onde telepatiche, leggendo l' Umberto G. di questa settimana.
La lettera era stata concepita per essere pubblicata.
Pure la risposta.
Vabé.
Raccogliendo il succo della lettera mi sono bevuto l'idea che le parole si usurano quando esprimono gli stessi sentimenti.
Forse si erodono come montagne.
Dunque a che ci servono le parole ?
Ma il sentimento è l'inesprimibile rispondeva l'Umberto.
Il sentimento quando trova una definizione lapidaria è morto, hehe.
Mentre è tipico, per la sua rappresentazione, utilizzare proprio il non detto.
Il significato che (de)va/sta oltre.
Dove de oltre al latino evoca il livornese.
Va, va per le lunghe.
E sta , qui, è quello che vorrei.
Gli amanti sta-nno un vita intera a de-cidere dove va-nno.
Perchè non vorrebbero più muoversi, hehe.
Ma con mia moglie obiettavo è successo proprio il contrario.
Le parole non solo non si sono usurate.
Anzi.
Hanno aumentato la profondità dell'abisso.
E quello che più conta hanno aumentato il controllo sulle potenze numinose.
Numinoso, nominato.
C'è una relazione.
In fondo le parole dell'amore ci hanno consegnato il controllo sulla potenza.
La conoscenza inaridisce, si dice.
Si, ma se ne continuano a sentire di tutti i colori...
(1) Ascoltando i Negrita.
Costituzione
Semplicemente mi va bene qualsiasi governo la rispetti nello spirito originario e nella lettera.
E magari ce ne fosse uno.
Ma l'errore più grave (gravissimo per metodo, merito e precedente) l'ha fatto il centrosinistra.
Una Martellata sui cabasisi mi avrebbe fatto godere, in confronto.
Una Martelliata.
Un bacio di un grande amore.
Per dimenticare il titolo e la sua immagine avvolgente.
Insieme alla collosità del miele.
Penso alla luna.
Piena.
La vedo nitida mentre si cretta in alto.
Aprirsi, come una mela sul tagliere.
E mentre preparo la torta (la torta di mele) la nuova gravità (del caso) disegna le orbite (tipo Carfagna).
Non ci credo, ma avviene.
Creptare (rumore del fuoco), crepare (dopo che la luna ha lasciato di sé due fari nel cielo notturno).
Impossibile.
Certo.
Ma potrebbe essere un allegro marchio.
Il logo di un culo spaziale.
Il culo.
O che sta sul culo di qualche moda.
Forse nemmeno nel sogno (forse un incubo) potremmo sapere se è un Mondo nuovo o l'inorganico che torna.
Se la luna ci stupisce... la Storia ci offre dei lampi improvvisi.
Il fuoco nel legno dell'esperienza.
Precisamente l'albero che prende fuoco.
Nei corsi e ricorsi.
Della curiosità per il linguaggio.
Perchè tutti dicono che la leva è il linguaggio.
Ma non solleva il punto.
La leva umana è il linguaggio, si, però serve un punto fisso per muovere.
Guarda il Mondo nuovo ( quello che gratta il cielo).
Chi è rimasto fedele alla propria scelta, tenacemente convinto della necessità di un cambiamento, ha potuto dire che niente è impossibile.
Nè la fedeltà, nè il cambiamento... hehe.
Era sul palco mondiale dell'attimo per dire : amo il mio paese e voi l'avete riconosciuto.
Vedremo la frontiera allungarsi.
Che lì è sempre frontiera, varcare la frontiera, una nuova frontiera.
Cioè stare in equilibrio dinamico fra pieno e vuoto.
Quando è salito su con la famiglia per confermare la promessa fondativa insieme all'anima della libertà (intesa come arte di vivere il destino della verità, che è la vita : cioè la vita è la verità della vita - sembra ovvio e banale- ma non per chi immola la propria vita alla verità...) c'era anche l'orgoglio antropomorfo per l'avversario che riconosce la portata storica della tua vittoria.
Il tutto per divenire quello che si è, almeno nella retorica.
Perchè nella retorica quando due cittadini amano veramente lo stesso paese (e non il proprio potere) lo mettono in comune.
Lo vivono come una famiglia.
E come distribuisce il reddito una famiglia (hehe), non lo distribuisce nessuno.
La famiglia (hehe) è un ricondursi al super umano.
Nel senso di oltrepassamento, di superamento.
Di Superman.
Qualcuno ci ha visto addirittura l'eterno ritorno dell'uguale.
In salsa americana.
Egli diviene nel caos della necessità un punto fisso.
Si fissa in un vero (fissa come vere le sue convinzioni) e comportandosi da artista, per il quale la verità dell'arte è la vita - chi immola la propria vita all'arte raggiunge la verità...-pianta l'essere (l'albero) nella corrente del divenire, realizzando la promessa del sogno americano (che è realizzare la promessa del sogno americano...).
Cioè rinnovare la promessa.
Il fuoco interiore.
La folgore della nascita senza resurrezione.
Il sogno americano non può morire, può solo rinascere.
Nel perenne meriggio della sua inevitabilità.
La volontà di potenza destina la libertà al servizio di questa promessa.
Io sono quello che ritornerò ad essere.
Nato per vivere.
La metafora della frontiera.
Me stai di fronte.
Me stai a dì de spostamme, hehe.
Io mi rallegro per Obama, intendiamoci.
E' alto , bello e...dotato di una famiglia splendida.
Moglie meravigliosa.
Moglie stratosferica.
Pensate - ha dichiarato - : mio marito si è candidato per i bambini, per i nostri figli.
Io ora continuerò a fare la mamma.
Che coppia !
Faranno i genitori ad una nazione.
Ma io non lo voterei mai uno come Obama.
Io non voterei mai chi condivide e pratica la pena di morte, tantomeno la vendita delle armi.
Ti trovo un' arma ?
Possiedi un' arma ?
Non accetti di fartela prestare da organizzazioni autorizzatissime che ne rispondono per le battute di caccia?
Vai dentro.
E ci resti parecchio.
Un arma non ti serve, caro amico.
Se hai un arma le tue intenzioni sono chiarissime.
Se ti trovo un arma (questo per me è un punto fisso) te la tolgo.
Ti appassionano le armi ?
Non ti assumo nemmeno nelle forze dell'ordine.
L'arma è discriminante.
Può essere la forza di difesa (di difesa) dello Stato di diritto.
E la metti in mano a chi ha giurato sulla Costituzione.
Ma è come la spada nella roccia.
La tiri fuori soltanto perchè non ce l'hai.
Poi certo, ci possiamo dire che quest'uomo ha stoffa.
Che la Storia ha dei lampi improvvisi.
Un modo per dire che è uscito dalla nudità.
Quando esprime la potenza geometrica di una retta lo spazio lineare per essere visto simbolicamente deve curvarsi.
Il cerchio in questo caso sarà come l'albero.
L'uomo era primitivo perchè ignorava che dentro ci fosse il fuoco.
Quando l'albero è diventato fuoco con la ripetizione.
Si è sprigionata la scoperta di nuovi fuochi.
La ricerca di ciò che va oltre l'apparenza.
E come espressione geografica dei fuochi culturali l'Italia non va mai sottovalutata.
Siamo un laboratorio perenne.
Rinascimentale e Leonardiano
Alla congiunzione tecnica-capitalismo però (vero spartiacque del pensiero) abbiamo reagito con il futurismo.
Il futurismo.
Azione e poetica per il nuovo potere della velocità, della guerra e del dinamismo.
Nostre radici industriali.
Che c'è di buono è che i futuristi l'avevano detto.
Quello che c'era da dire l'hanno detto.
Andava detto eroicamente !
Quindi se si esalta il fascismo (almeno questo) continuare a definire eroe uno che non ha parlato.
E' poco futurista.
Più semplicemnte: se non aveva niente da dire ed è rimasto zitto.
E' perfettamente normale.
Mica poteva diffamare.
Se uno non mi accusa (perchè non mi può accusare, non ha niente di cui accusarmi) e io lo definisco eroe.
Anche se a modo suo.
E' perchè non ha parlato...
Tuttavia fra Marinetti, l'ultimo contadino e i festeggiamenti del 4 novembre, metterei "l'officina della guerra" di Antonio Gibelli.
Un dito che può indicare la luna, quando si spezza (quando si diventa folli per l'esperienza vissuta).
Pagine dove anche gli analfabeti della trincea scrivono per ritrovare la parola.
Dei propri affetti.
La scrittura dell'analfabeta..., di chi senza sintassi mette insieme i nomi delle cose e delle persone.
La vita "esplosiva" (sulle prime esplosioni) che tenta di entrare nell'arte del linguaggio.
Il punto fisso di chi non ha scelto il fascismo, dopo.
Giudicare dalle apparenze.
Il letterato che vede la guerra delle parole e cerca la gloria.
Il contadino che cerca le parole per la guerra e non vede la gloria.
Ma prendiamo la mia guerra e gloria quotidiana...
2500 netti complessivi da distribuire, hehe.
Togli mutuo, rate auto e rate moto.
Scala la spesa e le bollette, come una marcia.
La curva del metano, la luce in fondo al tunnel, l'acqua i rifiuti, il bollo l'assicurazione.
Con i denti salti.
Basta un dentista per saltare.
Ma anche un cambio di gomme.
Soprattutto le fanciulle senza criterio.
Saltare le vacanze è sicuro.
Saltare la possibilità di versare qualcosa in quel pozzo de Il Manifesto, meno.
Diciamo che ho un margine di "risparmio" che oscilla sui 100-200 euro al mese.
Se non compro nulla, proprio nulla, una volta mangiati i vestiti, mi rimangono alcuni spiccioli per le scelte che amo fare tutte insieme.
In un viaggio.
Uno potrebbe dire: che poveraccio.
Certo che sono ricco.
Non devo stare nemmeno dietro alle case popolari.
La casa è un posto dove la notte accendi la luce e leggi un libro.
Per essere ancora più minimalisti.
Dove la notte accendi la luce.
La casa in fondo è una bella metafora: è vuota ma si riempie di te, anche quando non ci sei.
Eterno ritorno dell'uguale (1)
La vita si manifesta spesso come una pietra.
Levigata dalla corrente.
Del carattere.
Poi ci sono le scoperte.
Quelle fulminanti.
Tipo.
Non ho più nulla da dire.
Ed è la pace.
Tutto ritorna dietro lo specchio.
Anche gli occhi.
Ma soprattutto le immagini che ci hanno animato.
Le immagini sospese fra percezione, relazione e realtà.
Il tutto condito nella molteplice qualità.
Della nostra esperienza.
Con il prossimo.
Ma quando non hai più niente da dire.
Su uno specifico tema.
Lo devi dire.
Con il circolo vizioso...
Lo devi dire in nome del dialogo.
Con te stesso.
Un dialogo sulla porta della sensibilità.
Sul vuoto della comunicazione aperta.
Con un unico fine.
Essere quel che è.
Tentare...
Cedere alla tentazione di esistere, hehe.
Quindi.
Se guardo indietro.
Sono il tentativo di descrivere l'ambiguità.
Il tentativo di osservare soggettivamente il soggetto.
Tirando le fila.
Di una moltitudine.
Di oggetti.
Praticamente improvvisando la forma nell'espressione dell'esperienza.
Come il raccolto di una battaglia (ECM).
Eccomi dunque nella nudità finale.
Il niente iniziale si ricongiunge.
In un gesto dimostrativo.
La parola.
Questa bellezza fatta di suono, significati, anima, pensiero e pulsare.
Questa carezza totale con cui ci facciamo compagnia.
Prima di lasciarci nelle conclusioni.
Di un discorso.
Salutare.
Salutare con il ditino, hehe.
***
La serenità di una constatazione.
Deriva dalla responsabilità.
Della presa d'atto.
Un tentativo innocente.
Ma chi prova a vivere nell'innocenza.
Descrivendosi in buona fede.
Avrà comunque a che fare con il potere.
Potrà descrivere bene il male, hehe.
Il potere fa paura quando non si vuole la responsabilità delle proprie decisioni.
E così si imputa la macerazione al desiderio.
Mentre la collocazione intenzionale del vissuto.
In realtà Specchio del volere.
Agisce da sempre con doppia finalità : senso di colpa per la propria natura sostanziale, quale espressione del bene e del male o libertà infinita, al di sopra.
Un irresponsabile.
Un assolutamente Altro.
Su quale albero, per riprendere il tema di fondo, investirò la presenza?
Dove metterò a frutto la mia coscienza libera?
Dove troverò serenità, autocompresa, se non nella bellezza?
Perchè mi sono già risposto con la domanda?
Perchè non posso vivere se non nella bellezza?
Già.
Perchè il dolore è così vicino alla bellezza?
Vorrei tutta l'umiltà del potere per crearmi la risposta senza rinunciare alla ricerca.
Cioè all'Altro.
Essere il dio di se stessi non crea dolore, però...
Si rimane infiniti con la ricerca della bellezza.
Quando lo spirito è nutrito da questa presenza intenzionale.
La bellezza diventa la lama che divide il bene e il male, riunendoli.
Per essere precisi.
Nel suono della bellezza io vedo il segno dell'amicizia.
Nelle mani aperte dell'amicizia sento la musica del dialogo.
Tu canti la tua parola senza potere.
Bellissimo.
E' questa la sintesi passiva.
Sintesi che di per sé è attiva...
Dialogo.
Cosa rimane del dialogo?
Cosa rimane della parola scritta o parlata?
Rimane il suono...
Il suono contiene l'ambiguità del vero e del falso.
Allora.
La musica è la luce del buio.
Manifestazione della verità poetica.
Senza persuasione.
Pura emanazione.
Sola presenza del proprio essere.
La musica si ama.
Si accoglie mentre dona la sua comprensione.
All'Altro.
Contiene la pietà che il potere non può provare.
Se non negandosi.
Con la grazia di un sorriso amletico.
La musica è così dinamica, così presenza nel nulla, che la sua essenza diventa anche unità con la sua ombra.
La musica non ha bisogno della luce: E' la luce del buio...
La comprensione, in quell'istante, E' coincidenza degli opposti in movimento.
Luce ed ombra, uniti.
L'ombra agisce il buio come la forza che muove il nulla.
Come le onde gravitazionali da un buco nero.
La stella si concentra e l'agire illumina il suono della presenza.
La musica, con logica d'amore, si manifesta come luce del buio perchè è il suono della presenza nel nulla.
La bellezza non è altro che il possesso di quello che si perde.
La bellezza nasce dalla passione intelligente del dolore.
Il potere senza dolore sarebbe una bestia terribile.
Un assolutamente Altro senza Amore.
Se queste congetture sono da risolino.
-Mi piace anticipare la sovranità dell'altro-.
La storia delle idee spinge a Ragionare con purezza.
Critica.
I grandi maestri sanno limitarsi al fenomeno.
Lasciando l'Altro della Cosa in sé.
Come dialogo.
Infatti sono soltanto le parole della mia presenza.
La mia presenza come musica.
Come vibrazione del silenzio.
Metafora del mantra...
Proviamo dunque ad essere pedanti.
Proviamo a descriverla questa vita alla sorgente.
Quando sperimenti il desiderio.
Il tempo della mente è il presente.
Ossessivo.
Quando sperimenti il mantra.
Il tempo della mente esiste.
Soltanto nello specchio.
Il mantra quindi è riuscire a stare da tutte e due le parti.
Simultaneamente.
Vedersi nel tempo.
E uscire dalla mente.
Mi spiego.
Il mantra non è la formula di una parola magica.
Tantomeno il contenuto sonoro dell'azione.
Il mantra è un salmone.
In cerca di comunicazione.
Originale.
Qui l'unica comunicazione possibile fra volontà, desiderio e silenzio.
E' il miracolo della sintesi passiva.
Il cerchio magico della relazione.
Le donne sanno di cosa parlo.
Lo vivono con l'utero.
Questo movimento della forza.
Perchè rivestono il maschio con la luce dell'attenzione.
Ma poi vogliono, fortissimamente vogliono, essere prese.
Contenute nella penetrazione.
Puntano all'oracolo con la mira della vita.
E vengono colpite a morte.
Ben sapendo, senza pen(s)are, che la morte è una liberazione da ciò che ormai è superato.
In vitalità.
La morte quindi esula vagamente dall'orizzonte degli eventi.
Senza più tempo da perdere.
Lo e-segue come un mantra.
Apre le porte della percezione.
Ma non è la sorgente...
(1) E' identico alla prima volta.